Ritratti (2)

1 luglio 2008 § 5 commenti

Descrivere Giada sarebbe stata un’impresa decisamente difficile anche per chi la conosceva meglio di chiunque altro, ovvero sé stessa. Bella non si poteva dire, anzi non lo era affatto; con quegli occhi troppo scuri e vivaci nel suo volto pallido. Non aveva una figura slanciata, ma era piuttosto tarchiata. Aveva raggiunto i sedici anni senza che nulla in lei fosse cambiato, e lei stessa si stupiva d’esser già vicina alla maggiore età. Anzi, molte volte davanti allo specchio trovava motivo d’angoscia in qualche piccola ruga d’espressione.

La sua vita finallora non si era mai distinta per nulla, non era ricca e non era nemmeno povera, amava leggere opere poco impegnative, non sapeva suonare nemmeno uno strumento ed era ritenuta molto ignorante dalla sua madre (che aveva sempre tentato di trasmetterle l’amore per la cultura) e, a forza di sentirlo ripetere, anche da sé stessa. Detestava la geografia, la storia, la letteratura. Non conosceva una parola di francese o tedesco, cosa che scandalizzava tutte le buone madri del vicinato e le loro figliole, che non trovavano alcuna soddisfazione nella compagnia di una signorina tanto tediosa. Giada non si sforzava nemmeno di divenire piacevole, molto spesso era scortese quando intravedeva un’ombra di malanimo negli altri; non si preoccupava d’offendere nessuno né tantomeno aveva mai chiesto perdono in tutta la sua vita. Se le venivano mosse delle critiche, non si degnava nemmeno d’ascoltarle e incollerita abbandonava la stanza sbattendo la porta. Non era fra i suoi compiti capire gli altri; erano gli altri a dover capire lei. Ogni favore veniva accolto come qualcosa di dovuto, e i suoi grazie non venivano mai dal cuore, ma erano pronunciati con la decisa antipatia nei confronti di ogni galateo, come se ringraziare le fosse apparso un’inutile e faticosa burocrazia. Ogni sforzo doveva avere una precisa motivazione, altrimenti non avrebbe gradito nemmeno alzarsi dal letto la mattina.

Insomma Giada non aveva di fronte a sé la porta di una vita sociale, era semmai destinata, come riteneva la sua buona madre, a una vita quantomai insulsa, e sola. Questo però non le era mai stato detto, e le sue speranze riposte nell’avvenire erano assai variegate.

Talvolta, nel culmine del disprezzo di ogni convenzione, avrebbe desiderato fuggire dalla realtà, girovagare per il mondo come una nomade, senza meta e senza fine. Talvolta si sentiva improvvisamente legata al suo mondo, sognava una vita borghese, con un marito ricco e una bella casa. La sua casa ideale l’aveva ben in mente, purtroppo però non aveva altrettanto in mente un marito ideale. La questione non se l’era mai posta; in tutti i libri che aveva letto le donne sposavano sempre un uomo ricco, perciò non vedeva il motivo di una variazione.

Un’altra cosa che le sarebbe piaciuto fare nella sua vita era viaggiare. Non s’accontentava mai dei posti che conosceva, non la soddisfacevano; era sempre alla ricerca di angoli di mondo a lei ignoti, che le piacessero. Non nutriva particolari legami con la sua casa natia, venduta quando aveva solo cinque anni; e nemmeno trovava nella loro attuale casa una vera casa, che le dispiacesse lasciare alla sua partenza o che le facesse piacere rivedere al ritorno.

Così Giada si era convinta di non avere al mondo dei punti di riferimento dove desiderare di tornare, quando il destino, così lei sperava, l’avrebbe portata lontana. Lei stessa si rendeva conto, per l’assenza di questo attaccamento, d’essere molto diversa da tutti gli altri esseri umani; e questo, per così dire, difetto non solo era accettato, ma anche gradito, e questo non perché amasse ad ogni costo distinguersi dagli altri, quanto perché l’aveva lei sola scoperto e analizzato, e in ciò trovava compiacimento, nell’osservare la sua applicazione nello studio di sé, nell’ammirare la sua sagacia.

Ma i sogni, per quanto nobili, non bastano a garantire la bontà d’una persona; e specie per una come Giada, che pur ardendo realizzare i suoi sogni, non sarebbe mai stata in grado di cambiare sé stessa di una virgola, nemmeno per raggiungere la felicità.

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§ 5 risposte a Ritratti (2)

  • Marina ha detto:

    beh fio complimenti! mi è piaciuto un sacco qsto "ritratto"..hai un futuro da scrittrice! però continualo mi raccomando!!! 🙂 ne?? un bacio!!

  • valentina ha detto:

    Fio che bello! ma l\’hai scritto veramente tu? Bello bello, mi piace.. 🙂

  • Picia ha detto:

    a MARINA: eheh magari futuro da scrittrice… mi piacerebbe proprio!! peccato che io sia così pigra… =P
     
    a VALE: eccerto che l\’ho scritto io!! voleva essere l\’incipit di un racconto dove si narravano le peripezie della personaggia su descritta… alla fine però non son più andata avanti, solo che le muore la madre ^^ e che quindi lei se ne va di casa.
     
    Cmq grazie per gli apprezzamenti, nn avrei mai detto =)

  • Silvia ha detto:

    è difficile che quando giro sui blog degli altri mi soffermi a leggere un pezzo fino in fondo, ma questa volta TU ci sei riuscita…:)
    bello davvero…non smettere di scrivere, combatti la tua pigrizia perchè voglio leggere il seguito:)
    un bacione

  • Picia ha detto:

    a DAPHNE: beh complimenti per la resistenza =P ahah allora ai critici che romperanno le scatole dicendo che faccio schifo a scrivere risponderò: ho scritto per LORO… cioé per voi =)
    un bacio! e ancora grazie per i complimenti 😉

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